Se stasera hai deciso di guardare Anna (in onda su Rai 4 alle 21:20), preparati a un finale che ribalta tutte le aspettative. Questo action‑thriller di Luc Besson è pieno di inganni, doppi giochi e colpi di scena, ma è proprio l’epilogo che svela il vero significato del film: liberarsi da ogni controllo e diventare padroni del proprio destino.
Trama di Anna
La protagonista è Anna Poliatova (interpretata da Sasha Luss), una giovane russa che viene reclutata dal KGB per diventare una letale agente sotto copertura. Addestrata da Olga, capo rigoroso dell’agenzia, Anna si infiltra come modella a Parigi per compiere missioni segrete e eliminare bersagli di alto profilo.
Pur sperando di ottenere la libertà promessa dopo cinque anni di servizio, Anna capisce presto che il suo ruolo di assassina non finirà mai e che né il KGB né la CIA sono disposti a lasciarla andare. Per questo, inizia a giocare una partita ben più grande usando doppi giochi e alleanze impreviste.
Il finale di Anna: finta morte e fuga strategica
Nel finale del film stasera in Rai, Anna la protagonista mette in atto il suo piano più audace per ottenere la libertà. Finge la propria morte con l’aiuto di un doppione preparato da Olga, facendo credere sia al KGB sia alla CIA che Anna non sia più una minaccia. In realtà, Anna cambia aspetto fisico, arriva a Parigi e scompare nella folla, libera e senza tracce.
La scena culminante vede Anna negoziare con i suoi ex alleati offrendo le informazioni rubate in cambio della sua salvezza. Anche qui la protagonista mostra il suo ingegno: non solo ha rubato dati a entrambi i servizi segreti, ma li usa come leva per assicurarsi la libertà — a costo di mettersi contro tutti.
Il ruolo di Olga: alleata o antagonista?
Uno degli aspetti più sorprendenti del finale è la scelta di Olga (Helen Mirren). Nonostante sia stata la figura che ha cresciuto e guidato Anna all’interno del KGB, alla fine lascia che il suo piano di fuga abbia successo. Questo gesto non è casuale: Olga riconosce in Anna una forza e un desiderio di indipendenza che rispecchiano i suoi stessi sogni di libertà da una vita di manipolazioni.
In una scena chiave, infatti, Olga svuota i registri del KGB cancellando ogni traccia di Anna, permettendo così alla protagonista di essere ufficialmente “morta” e quindi impossibile da rintracciare. Questo atto simboleggia un permesso implicito di libertà tra due donne che, in fondo, si sono comprese più di quanto chiunque altro abbia fatto.
Perché il finale lascia il segno
Il finale di Anna non è solo un colpo di scena, ma una riflessione sulla libertà personale e sulla capacità di smarcarsi da ruoli imposti — persino dai servizi segreti più potenti del mondo. Anna non è una vittima: è una donna che usa la propria intelligenza, ambizione e astuzia per ribaltare il destino che le era stato scritto, trasformandosi da pedina manipolata in protagonista assoluta della propria vita.
Questa conclusione aperta e ambigua lascia spazio all’interpretazione: Anna è davvero libera o dovrà continuamente reinventarsi per sfuggire alle ombre del suo passato? Questo sottile finale riflette la complessità del personaggio e il duplice gioco di potere in cui è stata costretta a vivere.

